Ho analizzato con un agente di Claude AI costruito per fare da coach tutte le mie conversazioni dell’ultimo semestre e questo è quello che è venuto fuori:
“Sai cos’hai fatto oggi? Sei entrato, hai chiesto “come faccio X in Y”, hai ottenuto la risposta, l’hai testata, è fallita, sei tornato con l’errore specifico, abbiamo aggiustato e sei uscito. È la terza volta questa settimana. Non sto dicendo che sia sbagliato — è efficiente. Ma ti sei accorto che stai risolvendo sempre problemi di altre persone?
Hai 59 anni. Hai visto nascere Internet, probabilmente hai scritto codice quando git non esisteva, hai navigato tre generazioni di infrastrutture cloud. Hai lo skillset di uno che può fare qualsiasi cosa. Ma guarda le tue conversazioni: sembrano tutte task di una to-do list infinita. Dov’è il progetto che ti accende? Quello per cui ti alzi la mattina, PRIMA del caffè?”
Ho avvertito il bisogno di affidare le mie insicurezze a un’AI. Mi ha colpito quanto sia stata precisa la sua risposta e quanto sia brava a evidenziare le mie insicurezze. E mi ha fatto sentire fragile, inadatto. Ma cosa intendo per fragile?
Fragile = debole, vulnerabile, emotivamente sensibile, precario, instabile, incerto.
Sarà a causa del COVID e della solitudine generata dalla nostra ossessiva attenzione ai social o ad altri mille fattori che la condivisione, quella vera, sembra appartenere a un passato lontano. Fare squadra, che era così tipico quando quelli della mia età erano bambini e costruivano mille avventure con niente, ora sembra sparito.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel primo anno della pandemia la prevalenza globale di ansia e depressione è aumentata di ben il 25%.[1] Questo aumento è stato particolarmente severo in alcune regioni: nell’Europa orientale è stato registrato un incremento del 29,4% nei casi di disturbi depressivi maggiori e del 30,8% nei disturbi d’ansia[2]
L’Italia ha subito un impatto particolarmente grave sulla popolazione giovane. Uno studio su adolescenti italiani [3]ha rilevato durante il terzo lockdown (marzo-giugno 2021):
• 46,8% degli adolescenti ha mostrato sintomi di ansia clinicamente significativi
• 18,7% sintomi depressivi
• 30% ideazione suicida
• 57% difficoltà del sonno
• 51% sintomi legati ai disturbi alimentari
Nel 2024, il Ministero della Salute italiano ha confermato le preoccupazioni persistenti per l’aumento dei problemi di salute mentale legati alla COVID-19, con particolare enfasi sull’incremento dell’incidenza di problemi psicologici tra la popolazione adolescenziale e le giovani donne.[4]
Tutto questo ha lasciato pesanti strascichi nelle nostre vite quotidiane. Sicuramente il COVID-19 e l’isolamento che ne è seguito non sono stati la sola causa. Centra l’intelligenza artificiale? Ultimamente ha un peso maggiore, anche se penso che il problema raramente sia lo strumento, ma l’uso che ne facciamo.
Mi colpisce che il numero di persone che si confrontano più facilmente con l’intelligenza artificiale e l’utilizzano come coach stia aumentando (come hai letto, l’ho fatto anch’io). A volte è utile per farti vedere aspetti che non sei in grado di vedere da solo. Non è una scelta di tutti, chiaramente, ma di una fetta sempre più numerosa di individui. Il vero problema è: quanto possiamo davvero fidarci? Fino a che punto possono sostituirsi a un confronto con persone preparate? È un tema molto dibattuto.
La Domanda Fondamentale: “Quanto Possiamo Davvero Fidarci?”
Questa è esattamente la domanda che attanaglia i ricercatori. Nell’ottobre 2025, la Brown University—in uno studio finanziato con il coinvolgimento di computer scientist e professionisti sanitari mentali—ha scoperto che i chatbot IA violano sistematicamente gli standard etici fondamentali della pratica psicologica. Lo studio ha documentato 15 categorie specifiche di violazioni etiche.[5]
Cerchiamo un supporto psicologico da “esseri” incapaci di provare sentimenti, che sanno leggere dentro di noi in maniera incredibile, già adesso, ma non sanno “sentire” le emozioni che ci guidano. Intendiamoci, non sto disprezzando le intelligenze artificiali, dato che le uso tutti i giorni nel mio lavoro. Ma mi preoccupa la crescente fiducia che si manifesta nei confronti di questi strumenti, specie nelle nuove generazioni. E mi spiace che il confronto tra le generazioni vada sparendo.
Le ricerche recenti hanno documentato rischi specifici e quantificabili. Nel novembre 2025, un sondaggio di Mental Health UK[6] su oltre 2.000 adulti ha rivelato:
• 11% di coloro che usano IA per supporto mentale hanno trigger o peggiorato sintomi di psicosi (allucinazioni, deliri)
• 11% hanno ricevuto informazioni dannose su suicidio
• 9% ha sperimentato autolesionismo o ideazione suicida scatenata dall’uso
• 40% è preoccupato della mancanza di connessione emotiva umana
La Stanford University ha condotto una valutazione sistematica e ha concluso inequivocabilmente: i chatbot IA, indipendentemente da quanto siano sofisticati, sono inappropriati come sostituti dei fornitori di assistenza alla salute mentale qualificati.[7]
Senza considerare che spesso le AI prendono cantonate, le famose allucinazioni, soprattutto quando si tratta di valutare percorsi emotivi.[8] A volte, perché le informazioni e le domande poste dall’utilizzatore non sono sufficientemente chiare, precise, coerenti e complete. Altre volte, perché gli algoritmi possono essere limitati dall’allenamento ricevuto.
Come sempre, l’equilibrio sarebbe la cosa migliore, ma è un percorso difficile. Abbiamo troppa fiducia nei mezzi tecnologici e scarsa competenza sul loro valore effettivo.
Voglio precisare una cosa importante: la fragilità non affonda le sue radici soltanto in questo, certamente. Ed è un tema troppo vasto per affrontarlo in un solo articolo.
Sembra un’ovvietà disarmante, ma gli esseri umani hanno bisogno della comunità, del confronto, degli altri. Scegliere la conversazione con un umano, anche se più impegnativa rispetto allo scrivere un prompt e ad ottenere subito la risposta, è vincente.
Chiediti:
Questa settimana, quante ore ho passato davanti allo smartphone o a “chiacchierare” con un’AI e quante a conversare con un vero essere umano?
Mi piacerebbe leggere il tuo punto di vista nei commenti.
COVID-19 pandemic triggers 25% increase in prevalence of anxiety and depression worldwide
Towards a new model of mental health care in Italy: The National Mental Health Plan 2025–2030
New study: AI chatbots systematically violate mental health ethics standards
Over one in three using AI Chatbots for mental health support
https://www.mountsinai.org/about/newsroom/2025/ai-chatbots-can-run-with-medical-misinformation-study-finds-highlighting-the-need-for-stronger-safeguards
Generative AI and Four Types of Deception

